News

Welcome to Michael Fassbender Online - The Premier Online Source For The Award-Winning Actor Michael Fassbender

“12 anni schiavo” di Steve McQueen – Recensione | Frames Addicted

“12 anni schiavo” di Steve McQueen – Recensione

Published February 19, 2014 || By Massimo Zanichelli

I dodici anni di calvario di un afroamericano libero, il musicista Solomon Northup (Chiwetel Ejiofor), residente nello stato di New York, attirato con un inganno nella città di Washington, venduto a un trafficante di uomini (Paul Giamatti) e costretto a diventare uno schiavo nelle piantagioni della Louisiana, ovvero un oggetto nelle mani di padroni quasi sempre crudeli che fanno strazio della sua volontà e del suo corpo.

Tratto dall’autobiografia del vero Northup, pubblicata nel 1853 e poi dimenticata, “12 anni schiavo” prosegue, dopo “Hunger” e “Shame”, l’esplorazione del cineasta e videoartista inglese Steve McQueen sul tema del corpo, qui scorticato dalla frustate. La messa in scena di classica nitidezza, quasi pudica, per non disturbare la gravità della materia narrata e non offendere la veridicità della storia, contrasta brutalmente con gli orrori rappresentati (mortificazioni, umiliazioni, stupri e sevizie) che scorrono implacabili davanti a una natura luminosa, lussureggiante e impassibile. Se l’interpretazione di Chiwetel Ejiofor lascia letteralmente il segno, non è da meno quella dello spietato, sadico schiavista Michael Fassbender, l’attore-feticcio di McQueen. Brad Pitt, figura determinante per la produzione del film, è il deus ex machina canadese. Difficile rimanere indifferenti al ritorno a casa del finale.

Cool Frame – l’inquadratura che vale la pena: Solomon appeso a un albero, legato, con il cappio intorno al collo, che cerca disperatamente di trovare appoggio con la punta dei piedi sul terreno fangoso per evitare di morire soffocato. Un “tip tap” per sopravvivere che dura un’eternità mentre intorno a lui la vita degli schiavi procede rassegnata e nessuno lo degna di uno sguardo.

|| English Translation

The twelve years of suffering of a free African American, the musician Solomon Northup (Chiwetel Ejiofor), living in New York, deceived into moving to Washington, sold to a slave trader (Paul Giamatti) and forced to work as a slave in Louisiana’s plantations, becoming an object in the hands of cruel masters torturing his will and body.

Based on Northup’s autobiography, published in 1853 and then forgotten, “12 years a slave” continues, after “Hunger” and “Shame”, the exploration of Steve McQueen, the British video artist and filmmaker, of the human body, torn apart by whip lashes in this movie. The classic clearness of the depiction, almost prudish, in order not to interfere with the gravity of the object of the narration and with the veracity of the story, creates a stark contrast with the horrors it shows (mortifications, humiliations, rapes and tortures), which flow relentlessly in front of a bright, luxurious and impassive nature. If Chiwetel Ejiofor performance literally leaves the mark, the same goes for McQueen’s actor of choice’s, Michael Fassbender, the merciless, sadistic slave trader. Brad Pitt, who played a pivotal role in the production of the movie, is the Canadian deus ex machine. It’s hard to stay indifferent during the final return home.

Cool Frame – the best shot: Solomon hanging from a tree, with a slip-knot tied around his neck, desperately using the tip of his toes to find a place to lean on the mud to avoid dying from suffocation. A “tip tap” for survival which lasts an eternity, while the lives of the others slaves around him go on with resignation and no one even looks at him.

Source || Frames Addicted

Thank you for visiting Michael Fassbender Online!

Scroll Up